Che cosa è il counseling del benessere?   Il Counseling del benessere è un tipo di approccio alla persona fondato sulla comunicazione empatica e rivolto alla promozione del benessere attraverso il miglioramento della conoscenza di sé e della consapevolezza del significato della propria vita. Esso non è, quindi, una professione o una forma di specializzazione professionale che opera in ambito psicologico. Non rientra nel suo operato la formulazione di diagnosi, la conduzione di psicoterapie, né, tantomeno, la prescrizione di farmaci o analisi cliniche. In altre parole si tratta di approccio finalizzato all’operare in un’ottica di promozione della salute e del benessere, piuttosto che nella guarigione di una malattia. Il fondamento filosofico e umano del counseling del benessere, si riferisce alla conoscenza ed elaborazione personale della riflessione filosofica sul significato dell‘esistenza, sui valori, sui principi morali universali e su quelli specifici che ogni individuo costruisce ed interiorizza nel corso della propria vita. Valori, principi e significati hanno nel counseling una connotazione precisa: quella positiva. La filosofia positiva cui il counselor fa riferimento, nella sua vita personale e nella sua relazione col cliente, non è una riflessione fine a se stessa e neppure rivolta alla cura di disturbi, malessere o disagio. Essa intende invece impostare concretamente l‘esistenza quotidiana di ciascuno secondo criteri e principi che aiutino a realizzare un programma costruttivo di realizzazione di obiettivi. Il counselor aiuta la persona a fare chiarezza su tutto ciò che riguarda gli aspetti e le risorse positive dell‘individuo, le quali, una volta identificate e sviluppate, possano produrre lo scopo ultimo del counseling, ossia la realizzazione di sé, il miglioramento del benessere generale e l’allievare eventuali sintomi di disagio. Il counseling, quindi, non si pone obiettivi specifici né di cura né di risoluzione di problemi contingenti, ma cerca di inquadrare il significato globale della vita di ogni singolo individuo all‘interno di un contesto più ampio, in senso olistico, utile per dare senso e scopo all‘esistenza. Il counseling umanistico, anziché occuparsi di disturbi e patologie psichiche, riporta la condizione del cliente alla sua dimensione globale e olistica, rinunciando ad analisi cliniche dettagliate di anomalie, disturbi, alterazioni patologiche, a diagnosi e terapie, e concentrandosi sulla persona nella sua interezza di corpo, mente e spirito considerati come una unità. Anziché operare, come la psicologia clinica, su singole parti disfunzionali della mente e del cervello umano, il counseling umanistico aiuta la persona a ritrovare se stessa, dopo essere stata trascinata lontano da sé dalla frenesia e dallo stress della vita quotidiana. Al counseling, a differenza dell’approccio psicoterapico, non interessa poter scandagliare la mente della persona alla ricerca di malfunzionamenti, né di etichettare i suoi pensieri e le sue azioni come patologie o alterazioni. Esso ricerca la salute, il benessere e la felicità e lo fa aiutando la persona ad adattarsi a ciò che ognuno è nella sua essenza, secondo le sue esigenze e i suoi desideri, senza alcun intento direttivo e di indirizzamento del cliente verso obiettivi predeterminati e coerenti con una sola impostazione teorica, ideologica o professionale. In realtà, il counseling è l’attività professionale che mette in pratica tali insegnamenti tramite una formazione esperienziale, guidata e supervisionata dal counselor, che assume, appunto, la veste e il ruolo di allenatore al benessere, quando lo scopo non è quello di curare disturbi o di fornire supporto e conforto psicologico ma avviare la persona a uno stile di vita improntato alla ricerca del benessere.  

Qual è la differenza tra la scienza del benessere e la psicologia?   Esiste una profonda differenza tra i due approcci. La scienza del benessere aiuta le persone a dare un senso e un significato a tutte le attività della vita quotidiana, inserendole sempre in un’ottica olistica, filosofica e spirituale; la psicologia, invece, studia i processi mentali, e in particolare quelli che portano malessere ed emozioni negative per tenerli sotto controllo, e quelli che producono benessere per svilupparli. Il suo campo di azione è pur sempre quello clinico, più che umanistico e sociale. In altri termini, lo psicologo analizza i processi mentali della persona per risolvere problemi contingenti. Il counselor, invece, si occupa di una persona così come pensa e vive nel suo ambiente, allo scopo di dare un significato più ampio a tale collocazione. Aiutandola, pertanto, ad essere consapevole della sua partecipazione a un processo infinito che riguarda il rapporto con se stessi, con gli altri, con l’ambiente di vita e con ciò che non conosciamo. Lo psicologo aiuta la persona a gestire meglio la sua vita limitandosi a valutarne gli aspetti perlopiù immediati e a breve termine, materiali, pratici (la relazione affettiva, le relazioni sociali, ecc.). Il counselor colloca sempre la persona all’interno di un sistema di significati spirituale, più elevato e più complesso, nel quale il problema o il progetto di vita della persona non è gestito come fine a se stesso, ossia per le sue conseguenze sulla vita sua e di chi gli sta intorno, ma in una prospettiva più vasta, transpersonale. Concetti filosofici come il dolore, la paura, la solitudine sono stati sviscerati in tutti i modi possibili da sempre, mentre quello di autorealizzazione, di fiducia nelle risorse umane, di cooperazione, solidarietà, autostima ed empatia, per citarne alcuni tra quelli positivi, sono nati praticamente solo grazie all’analisi psicosociologica del comportamento umano nello scorso secolo. Ciò che è pericoloso, di qualsiasi intervento terapeutico posto in essere da medici e psicoterapeuti, quando essi vogliono agire sui comportamenti umani, è il fatto di concepire anche le relazioni umane come fonte di malattie, disturbi, infelicità, problemi di ogni tipo. Ossia di partire dal presupposto di combattere il male agendo su chi tale male ha subito, anziché ricercare il bene modificando i meccanismi che favoriscono il male. Le persone, in questo tipo di interventi clinici, non sono considerate come persone, ma come casi clinici, mine vaganti da tenere sotto controllo perché pericolose per sé e per gli altri, potenziali disturbatori della pace sociale. Inutile presentare questo tipo di interventi come un aiuto, una forma moderna di assistenza a persone in difficoltà: queste persone si sentiranno, comunque, diverse dagli altri, compatite e comprese nella loro devianza, giudicate incapaci di gestire la propria vita, l’educazione dei figli o, per i figli, il proprio comportamento. Non c’è, in questo approccio sanitario e clinico, l’inquadramento del problema all’interno di una dimensione sociale e culturale più vasta, nella quale i problemi si affrontano a livello di sovra-sistema, ossia di cambiamento delle regole della società, piuttosto che come cambiamento forzato di atteggiamenti e comportamenti individuali. Quindi, il counseling dovrebbe aiutare le persone a dare un senso alla loro vita in base a ciò che è effettivamente la loro vita, con tutti i suoi problemi, limiti e bisogni, anziché cercare di omologare a regole prestabilite tutti quelli che deviano dalla norma. Il servizio di consulenza proposto si rivolge solo a fornire strumenti cognitivi e pratici per mettere il cliente in condizione di migliorare autonomamente la qualità della sua vita.
Per chi è il counseling del benessere?   Il Counseling del benessere è dunque una relazione di aiuto specifica e specialistica, offerta da un professionista ad un cliente che si trova in una situazione di conflitto o di difficoltà oppure che presenta problemi di varia natura, collegati alla crescita personale e che sono al di fuori dell’ambito patologico. In altre parole, il counseling fa propria un’ottica fondata su una visione positiva dell’uomo, in cui trova spazio la fiducia nell’esistenza di concrete possibilità di cambiamento e di miglioramento delle condizioni di vita. L’unicità e la dignità della persona sono al centro della relazione di aiuto, capace di catalizzare e promuovere il cambiamento e di migliorare l’utilizzazione delle risorse a disposizione. Lo strumento del cambiamento, dunque, è dato proprio dalla relazione, intesa come il fattore umano in cui si realizza quel particolare tipo di ascolto attivo e di comprensione empatica, tipiche del counseling, che permette di facilitare la comunicazione, l’espressione e la consapevolezza di sé e della propria situazione. Il fine ultimo del counseling del benessere è fornire gli strumenti alla persona per far emergere in lei le risorse benefiche che possiede e ha sempre posseduto, al fine di raggiungere uno stato più alto di benessere in tutti gli ambiti della propria vita. Se vuoi scoprire di più, leggi i seguenti articoli del blog: Il counseling: definizione e ambiti

La differenza tra counseling e psicoterapia

La storia del counseling

Come riconoscere un bravo counselor