Tutti noi, prima o poi, abbiamo dei pensieri pessimistici, anche il più incallito ottimista. Devi sapere che esiste un metodo verificato per «costruire» l’ottimismo e consiste nel riconoscere e poi valutare i pensieri pessimistici. Tutti noi abbiamo la capacità di discutere e la usiamo quando un’altra persona, come un rivale sul lavoro, il nostro partner, ecc., ci accusa ingiustamente di qualche manchevolezza o difetto. «”Non meriti di essere il vicecapo del personale: sei sconsiderato arrogante e quelli che lavorano con te non ti sopportano”», vi accusa un vostro rivale. «”Sei il solito egoista, pensi solo a te e ti dimentichi che esisto anche io”», dice la moglie sconsolata al marito., il quale controbatte enumerando tutte le ragioni per cui si sbaglia. Quando invece rivolgiamo delle accuse a noi stessi, solitamente non le discutiamo, benché spesso esse siano infondate. Il segreto per discutere i vostri pensieri pessimistici è racchiuso in due passi, primo: riconoscerli e secondo: trattarli come se fossero espressi da un estraneo, un rivale la cui missione nella vita è rattristarvi e amareggiarvi. Ecco un piccolo corso su come fare. Quando vi rendete conto di avere un pensiero pessimistico che sembra infondato, mettetelo in discussione usando il modello ABCDE, creato dal celebre psicologo americano e padre dell’ottimismo in chiave scientifica: Marin Seligman.

«A» sta per «Adversity», avversità;

«B» per «Belief», le convinzioni che sviluppate automaticamente di fronte alle avversità;

«C» per «Consequences», le conseguenze di tali convinzioni;

«D» «Disputation», la discussione delle vostre convinzioni inveterate;

«E» per «Energization», l’iniezione di energia che ha luogo quando la vostra discussione ha successo.

Mettendo efficacemente in discussione le convinzioni che fanno seguito a un’avversità, voi potete cambiare la vostra reazione: dalla rinuncia amareggiata al sereno e propositivo attivismo. Per capire meglio come funziona il metodo, facciamo un esempio pratico:

Avversità

Mio marito e io uscimmo per la nostra prima cena a due dalla nascita di nostro figlio, ma trascorremmo l’intera la serata a litigare su tutto, a cominciare dal servizio del cameriere più o meno affrettato fino a discutere se nostro figlio avesse preso più dalla mia famiglia o dalla sua.

Convinzioni

Fermi tutti. Che cosa abbiamo? Dovremmo goderci una cenetta romantica e invece stiamo guastando una serata fuori bisticciando sulle cose più stupide. Ho letto in un articolo che un sacco di matrimoni finiscono dopo la nascita del primo figlio. E adesso, ecco: sta capitando a noi. Come farò ad allevare Leo da sola?

Conseguenze

Caddi in uno stato di cupa tristezza e delusione. Mi prese anche una sensazione di panico. Quasi non riuscii a toccar cibo; mi limitavo a rigirarlo nel piatto. Mio marito stava chiaramente tentando di far tornare a entrambi il buon umore, ma io facevo persino fatica a starlo a sentire.

Discussione

Forse manco un po’ di buon senso. È difficile sentirsi romantici, quando nelle ultime nove settimane non si è mai riusciti a dormire tre ore di fila e in più si è preoccupati che il seno possa gocciolare. Ah, quella sì sarebbe davvero una scena romantica! E poi, su, una serata andata storta non significa automaticamente divorzio. In fondo abbiamo passato momenti peggiori di questo e posso dire che ne siamo usciti persino rafforzati. Devo smetterla di leggere quelle stupide riviste! Non esiste che me ne stia seduta qui, immaginandomi già divorziata a tirar su il bambino da sola, solo perché Paolo pensa che la testa di Leo ricordi più quella di suo zio Franco che quella di mia zia Flo. Tutto quello che ho bisogno ora è rilassarmi un po’ e di prendere questa serata come un buon primo tentativo di riprendere la nostra vita di coppia. Il prossimo andrà meglio.

Energizzazione

Cominciai a sentirmi meglio e a prestare più attenzione a Paolo. Decisi di confessargli i miei timori per la faccenda del seno: scoppiammo a ridere, immaginando come avrebbe reagito alla scena un cameriere così serio. Decidemmo di interpretare quella cena come una cena di rodaggio e che saremmo usciti di nuovo la settimana seguente e ci avremmo riprovato. Non appena ne parlammo, cominciammo entrambi a rilassarci e alla fine della serata ci sentivamo ancor più complici e innamorati.

È essenziale imparare a prendere le vostre convinzioni esattamente per ciò che sono: convinzioni. Possono essere dei fatti, ma possono anche non esserlo. Se una rivale gelosa inveisse contro di voi dicendovi: «”Sei una madre terribile. Sei egoista, sconsiderata e stupida. Vergognati!”», come reagireste? Probabilmente non ne terreste conto o se quelle accuse vi avessero effettivamente messa in crisi, le discutereste (o con lei o interiormente). Vi direste: «”Ma no, i miei figli mi adorano! Passo con loro tutto il tempo che posso. Gli insegno la geografia e ad andare in bicicletta. Quella è solo gelosa perché i suoi, invece, sono venuti su così male!”>> Riusciamo dunque più o meno efficacemente a prendere le distanze dalle accuse infondate che ci rivolgono gli altri. Ma non siamo altrettanto bravi a prendere le distanze dalle accuse che noi stessi ci rivolgiamo  quotidianamente. In fin dei conti, se noi pensiamo quelle cose di noi stessi, devono essere vere, no?

Sbagliato!

Ciò che diciamo a noi stessi quando subiamo una sconfitta può essere tanto infondato quanto le accuse deliranti di una rivale gelosa. Le nostre spiegazioni riflessive sono solitamente semplici distorsioni. Sono soltanto cattive abitudini di pensiero, prodotte da esperienze spiacevoli del passato: conflitti infantili, genitori troppo severi, insegnanti o allenatori ipercritici, fratelli e sorelle maggiori gelosi. Ma siccome adesso sembrano scaturire da dentro di noi, li prendiamo come Vangelo. Invece sono mere convinzioni. E il fatto che una persona tema che non troverà mai un buon lavoro o un partner che la ami davvero o si ritenga inadeguata, non significa che questi timori siano fondati, che tutto ciò sia vero. È necessario fare un passo indietro e prendere le distanze dalle nostre spiegazioni pessimistiche, almeno quel tanto che basta per verificarne l’esattezza. Proprio a questo serve la tecnica del discutere con se stessi: a verificare l’esattezza delle nostre convinzioni e il metodo ABCDE è molto utile se applicato alla vita quotidiana.

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