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Capita a tutti prima o poi di rinunciare a fare qualcosa, dopo che abbiamo provato e riprovato tante volte. Purtroppo, ogni volta ci è andata male e allora alziamo la bandierina bianca e abbandoniamo il campo. Magari siamo proprio a un passo dal successo, ma non lo sapremo mai. Questo mi fa venire in mente un’immagine che vidi tempo fa in un libro. Un uomo a un passo dai diamanti, che si arrende e se ne va.

L’impotenza appresa è un fenomeno osservato sia negli umani che in altri animali, quando condizionati ad aspettarsi dolore, sofferenza o disagio senza un modo per sfuggirli. Alla fine, dopo un sufficiente condizionamento, l’animale smetterà di cercare di evitare il dolore, anche se c’è un’occasione per sfuggirlo. Quando gli umani o altri animali arrivano a capire (o credere) che non hanno alcun controllo su ciò che accade loro, iniziano a pensare, sentire e agire come se fossero impotenti. Questo fenomeno è chiamato impotenza appresa perché non è un tratto innato; nessuno nasce credendo di non avere assolutamente alcun controllo su ciò che gli accade e che è inutile persino cercare di ottenere il controllo. È un comportamento appreso, condizionato da esperienze in cui il soggetto non ha realmente alcun controllo sulle sue circostanze.

I primi esperimenti in questo senso furono fatti alla fine degli anni ’60 dagli psicologi Martin Seligman e Steven Maier. C’è da dire che erano esperimenti sadici, probabilmente oggi non sarebbero più permessi. I protagonisti erano dei cani che venivano collocati in una scatola divisa da una piccola parete. Il pavimento della prima parte della scatola poteva emettere delle scosse elettriche. I cani quando percepivano la scossa, tendevano a saltare la parete per spostarsi nell’altra parte non elettrificata. In un secondo tempo, altri cani venivano sottoposti a questa tortura, però quando saltavano dall’altra parte, scoprivano che anche quel pavimento era elettrificato. Dopo un certo numero di prove, si assisteva al fatto che i cani di quest’ultima parte dell’esperimento, quando sentivano la scossa elettrica, neanche provavano più a saltare dall’altra parte. La stessa tipologia di esperimento fu condotta anche sui ratti e il risultato fu il medesimo.

Come anticipato, l’impotenza appresa non vale solo per gli animali, ma anche per gli umani e i risultati sono stati esattamente gli stessi. In un esperimento del 1974 condotto da un team di ricercatori capeggiati da Martin Seligman, i partecipanti umani furono divisi in tre gruppi. Un gruppo è stato sottoposto a un rumore forte e sgradevole, ma era in grado di interrompere il rumore premendo un pulsante quattro volte. Il secondo gruppo è stato sottoposto allo stesso rumore, ma il suo pulsante non funzionava. Il terzo gruppo non è stato sottoposto a nessun rumore. Successivamente, tutti i partecipanti umani sono stati sottoposti a un forte rumore con una leva che, se azionata, avrebbe spento il suono. Proprio come negli esperimenti sugli animali, quelli che non avevano il controllo del rumore nella prima parte dell’esperimento in genere non hanno nemmeno provato a disattivare il rumore, mentre il resto dei soggetti in genere ha capito come disattivare il rumore molto rapidamente.

Seligman e colleghi hanno proposto che sottoponendo i partecipanti a situazioni in cui non hanno alcun controllo si ottengono tre deficit: motivazionale, cognitivo ed emotivo. Dopo tutta una serie di esperimenti, Seligman ha proposto una connessione importante: il legame tra l’impotenza e la depressione apprese. Per comprendere la connessione proposta tra impotenza e depressione apprese, dobbiamo comprendere due tipi particolari di impotenza appresa: l’impotenza universale e l’impotenza personale.

L’impotenza universale è un senso di impotenza in cui il soggetto crede che non si possa fare nulla riguardo alla situazione in cui si trova, ossia crede che nessuno possa alleviare il dolore o il disagio. Invece, l’impotenza personale è un senso molto più personale di impotenza; il soggetto può credere che altri potrebbero trovare una soluzione o evitare il dolore o il disagio, ma crede che lui, personalmente, non sia in grado di trovare una soluzione (Abramson, Seligman e Teasdale, 1978).

Entrambi i tipi di impotenza possono portare a uno stato di depressione, ma la qualità di quella depressione può essere diversa. Coloro che si sentono universalmente impotenti tenderanno a trovare ragioni esterne per i loro problemi e la loro mancanza di capacità di risolverli, mentre coloro che si sentono personalmente indifesi tenderanno a trovare ragioni interne. Coloro che si sentono personalmente indifesi, invece, hanno maggiori probabilità di soffrire di una bassa autostima poiché credono che gli altri potrebbero probabilmente risolvere i problemi che loro si sentono incapaci di risolvere.

Sebbene i deficit cognitivi e motivazionali siano gli stessi sia per le persone personalmente indifese che per le persone universalmente indifese, le prime tendono ad avere un deficit emotivo più grande e più incisivo. Oltre a questa differenziazione tra i tipi di impotenza, essa può variare anche su altri due fattori: generalità (globale o specifica) e stabilità (cronica o transitoria). Quando una persona soffre di impotenza globale, subisce impatti negativi in diverse aree della vita piuttosto che solo nell’area più rilevante. È anche più probabile che soffra di depressione grave rispetto a coloro che hanno una sensazione più specifica di impotenza.

Inoltre, coloro che soffrono di impotenza cronica (coloro che si sono sentiti impotenti per un lungo periodo di tempo) hanno maggiori probabilità di subire gli effetti dei sintomi depressivi rispetto a quelli che sperimentano l’impotenza transitoria (un senso di impotenza di breve durata e non ricorrente). Questo modello di impotenza appresa ha importanti implicazioni per la depressione; postula che quando (a) i risultati altamente desiderati sono ritenuti improbabili e / o (b) si credano nella probabilità di esiti altamente avversi, e (c) l’individuo non ha alcuna aspettativa che qualsiasi cosa possa cambiare il risultato, l’esito è la depressione.

Tuttavia, la depressione varierà in base al tipo di impotenza; la gamma dei sintomi depressivi dipenderà dalla generalità e dalla stabilità dell’impotenza, e qualsiasi impatto sull’autostima dipende da come l’individuo spiega o attribuisce la propria esperienza (internamente o esternamente, secondo il concetto di locus of control). Questo quadro proposto identifica la causa di almeno un tipo di depressione, quella che deriva dall’impotenza, e fornisce il percorso per una cura per essa. I ricercatori hanno delineato quattro strategie per il trattamento della depressione legata all’impotenza (Abramson, Seligman e Teasdale, 1978):

1.

Cambiare la probabilità del risultato. Modificare l’ambiente aumentando la probabilità di eventi desiderati e diminuendo la probabilità di eventi negativi.

2.

Ridurre il desiderio di risultati preferiti. Questo può essere fatto riducendo la negatività di eventi che sono al di fuori del controllo dell’individuo, o riducendo la desiderabilità di eventi estremamente improbabili.

3.

Cambiare l’aspettativa dell’individuo dall’incontrollabilità alla controllabilità quando i risultati desiderati sono raggiungibili; in altre parole, aiutare la persona depressa a capire quando i risultati che desidera sono effettivamente sotto il proprio controllo.

4.

Modificare le spiegazioni non realistiche per il fallimento verso coloro che sono dipendenti da una concezione di causalità esterna (non a causa di qualche difetto intrinseco nella persona depressa stessa), instabili (non cronici) e specifici (a causa di un problema specifico piuttosto che di un più ampio schema di problemi); allo stesso modo, cambiare le spiegazioni non realistiche per il successo verso quelle che sono interne (a causa di qualche forza innata nella persona depressa), stabili (croniche) e globali (a causa di una competenza generale piuttosto che di una specifica area di competenza).

Per finire, si consideri che l’impotenza appresa è associata a molti sintomi, tratti e tendenze negativi, tra cui:

Età: maggiore è l’età della persona, maggiore è la probabilità che si verifichino cambiamenti o perdita di ruoli e declini fisici

Stress: in particolare lo stress legato alla povertà

Ansia e preoccupazione: in particolare riguardo gli esami degli studenti

Maggiore risposta negativa al dolore atteso.


Inoltre, non solo l’impotenza appresa è spesso associata ad altre condizioni negative di vita, ma sembra anche causare o contribuire a molti disturbi o situazioni negative, tra cui:

Sintomi negativi della salute e preoccupazioni e emozioni negative sulla propria malattia

Perfezionismo maladattivo

Burnout

Peggioramento di depressione, ansia, fobie, timidezza e solitudine in chi già ne soffre



Fonte: UNIPSI 2021


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