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Nel 2003 avevo 23 anni e quello che ancora mi ricordo bene fu il tormentone estivo di turno. Hai presente quelle canzonette con un testo buttato lì, qualche rima e una melodia canticchiabile? Dopo due o tre mesi nessuno si ricorda più della canzone. Quell’estate fu il turno di un nuovo cantante rap che cantava un pezzo senza senso dal titolo ‘Sono fuori dal tunnel’. Si presentava con degli improbabili pinocchietti alle gambe e una folta capigliatura. Odiavo terribilmente quella canzone che mi martellava le orecchie, per non parlare di questa specie di cantante improvvisato. La mia estate ormai era rovinata per metà. Io invece ascoltavo tutt’altro genere di musica, quella vera, quella bella, pensavo. I miei amici dell’epoca erano d’accordo con me, quel rapper non sarebbe durato molto.

Qualche anno dopo mi trovavo a fare un viaggio in macchina con alcuni ragazzi che appartenevano a un nuovo giro di amici. Durante il viaggio, Paolo, il guidatore, inserì un cd nell’autoradio e alzò il volume a palla. Non potevo crederci, di nuovo quella stramaledetta canzone a rimbombarmi nelle tempie. E come se non fosse abbastanza, mi dovevo sorbire l’intero cd durante quel lungo viaggio.

Chiesi a Paolo, con malcelato disgusto, come mai ascoltasse questo genere di musica, lui si voltò, mi guardò stupefatto e mi disse: “Questo cantante è straordinario, fa canzoni belle e ricche di significato, dovresti ascoltarne qualcuna, ti sorprenderebbero.” Il suo modo di parlarmene era carico di entusiasmo e questo mi colpì molto. Pensai che in fin dei conti potevo dare una chance anche a questo pseudo cantante. Che ci avrei perso? Mi feci prestare il cd e, una volta tornato a casa, lo ascoltai più e più volte, analizzando con cura i testi e apprezzando le melodie. Mi si aprì un mondo! Che belle canzoni, un ritmo coinvolgente e dei testi complessi e articolati su più svariati temi, come l’immigrazione, la violenza sulle donne, la tv spazzatura, ecc. Per me che ero abituato alle melodie d’amore strappalacrime, fu una rivelazione. Non avevo mai ascoltato niente di così rivoluzionario e profondo.

Quel cantante, avrai capito, è Caparezza. Da allora è diventato il mio preferito, conosco a memoria tutti i suoi pezzi e lo seguo ai concerti. Le sue canzoni sono tuttora per me fonte di ispirazione e materiale su cui riflettere.

Ma perché ti ho raccontato questa vicenda? Vedi, la morale della storia è semplice. A volte diciamo dei no solo per partito preso, perché vogliamo essere a tutti i costi coerenti con noi stessi e con le nostre scelte, nei confronti prima di noi stessi e poi degli altri. La società ci insegna che persona rispettabile non può cambiare idea. Rimaniamo pertanto nella nostra zona di comfort, dove si sta così al calduccio, ma non succede niente di nuovo, perché non vogliamo che succeda. Cambiare qualcosa? E perché? Sto bene qui e non ha senso cambiare.

Come se non bastasse ci circondiamo di persone che la pensano come me. Facci caso. Stesso partito politico, stessa squadra del cuore, stessi interessi, ecc. Questo viene detto gruppo di pari. Ossia, sei allineato con gli altri nella maggior parte delle cose. Che c’è di sbagliato in tutto questo? Apparentemente nulla, a tutti piace un po’ di routine, anche nel tipo di musica che si ascolta, ci dà conforto e identità. Ma, come detto, così ci si preclude a un mondo di nuove opportunità e scoperte. Ci perdiamo così un’infinità di cose che, magari una volta provate, ci possono piacere, non si sa mai. E se poi non ci piacciono o non mi danno i brividi? Pazienza, almeno ci abbiamo provato.

Frequentare sempre la stessa cerchia di persone, il gruppo dei pari, va bene, per carità. Non dico di lasciare i tuoi amici. Dico solo di provare anche ad aprirti ad altre persone, specialmente se sono diverse da te, se hanno gusti diversi e, nel mio caso, se ascoltano musica diversa. Mi piace chiamarli gruppo dei dispari, per contrapposizione al gruppo dei pari. Il cambiamento ci spaventa da sempre, questo è normale e deriva direttamente dai nostri avi preistorici, che dovevano continuamente fiutare il pericolo in ogni cosa nuova che affrontavano.

Fino a qualche anno fa consideravo il campeggio con la tenda una faccenda quasi spregevole. Pensavo che solo i barboni potessero dormire in uno spazio angusto e vivere senza nessuna comodità. No, per carità, meglio gli alberghi, dove hai tutto e il bagno è privato. Fu un mio amico, campeggiatore incallito, che all’epoca mi parlò con entusiasmo delle sue avventure e che, disse, dovevo almeno provare. Per fortuna, come avrai capito, sono una persona a cui piace sperimentare, anche se a volte ho dei pregiudizi infondati. Andammo così a fare due settimane di campeggio all’isola d’Elba. Rimasi folgorato. Cosa mi ero perso in tutti quegli anni… Campeggiare era davvero, davvero appassionante e la mancanza delle comodità era ampiamente rimpiazzata dal divertimento e da quella frizzante sensazione di doversela cavare da soli mista alla pace che si prova a stare nella natura. Adesso, appena ho una settimana libera, ma anche solo un fine settimana, parto alla ricerca di qualche campeggio per montare la mia tenda e godermi un meritato riposo.

Ma non va sempre così, purtroppo ho chiuso la porta a tante altre opportunità che ho incontrato sulla mia strada, sempre per i soliti pregiudizi che, in fondo, nascondevano la paura al cambiamento.

Il mio piccolo consiglio è pertanto questo: pronuncia meno no e più sì, apriti a nuove esperienze e a nuove compagnie, potrai solo che arricchirti. Bada bene, non ti sto dicendo che devi provare qualunque cosa, anche quelle dannose e pericolose. Chiaramente c’è bisogno di usare il buon senso, come in tutte le cose che facciamo. Ma dare una chance alla tua vita, credimi, ti ripagherà presto o tardi e contribuirà di certo alla tua crescita personale.

Come potrei concludere degnamente questo articolo, se non con una citazione di Caparezza? Dalla canzone ‘La scelta’:

“E sono contento della scelta che ho fatto
Nemmeno un rimorso, nemmeno un rimpianto
Sì, sono contento, che bella scoperta
Non serve nient’altro che fare una scelta
Patetica, eroica, patetica, eroica, patetica, eroica
Questa è la mia vita non dimenticarlo”



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